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August 04 PARAPENDIO!!!Ebbene sì..ce l'ho fatta!!!!
Non ci ho creduto sino all'ultimo.
Da valle il monte mi sembrava altissimo e la strada per raggiungere il punto di lancio s'è rivelata piuttosto tortuosa e sempre più stretta. Stringevo nervosamente la mano di Luca che invece si guardava giulivo intorno, verso il lago, con un misto di eccitazione e paura.
Prima di partire avevamo scambiato qualche parola con gli istruttori e mi ero un po' tranquillizzata..ma più salivamo più mi davo della pazza.
Dopo una ventina di minuti veniamo scaricati dalla navetta. Ci siamo solo noi 4. La vista è da togliere il fiato, il sole non scalda ancora, il cielo è terso, il vento pare perfetto.
Voleremo insieme, ma io partirò poco prima. Manuel, il mio istruttore, mi spiega esattamente come prendere la rincorsa e come fare per poi sedermi nella specie di bozzolo in cui si vola. Sono già imbragata, la fida Canon al mio fianco..Manuel mi allaccia a lui ed alla vela e attendiamo che anche Dario e Luca siano pronti.
Ho tutto il tempo di rendermi perfettamente conto dell'altezza, della distanza, della pendenza del terreno...Eppure, ora che sono lì, ora che davanti a me non ho nulla, ora che so che dovrò aprire le danze e che non tornerò indietro...ORA voglio solo partire e so che lo farò.
Al tre si parte: Manuel parte con l'uno e salta al tre..Io parto..la vela si gonfia quasi subito, fa resistenza..porto il peso in avanti e corro..In 3 secondi i piedi, senza neanche rendermene conto, non toccano più il suolo. Attendo l'ok e mi siedo.
Attacco subito a filmare e mi godo il paesaggio: sto volando!
Si sente solo il vento, si percepiscono le correnti e un paio di minuscoli vuoti... con annesso vuoto allo stomaco! Manuel inizia a salire e ben presto prendiamo la termica lasciando più in basso l'altra vela. Siamo sopra al monte ormai: circa 1200 metri mi separano dalla terra..faccio parte del cielo, delle sue leggi.
Ovviamente inziano i problemi: soffro il mal di tutto - auto, aria, nave, treno (sono stranamente immune dal mal di moto!) - e così iniziamo a ridiscendere.
Manuel cerca di farmi parlare, ma ho davvero qualche difficoltà.
Mano a mano che scendiamo capisco che probabilmente non arriverò a terra con la colazione nello stomaco.
Porca miseria!
Nonostante arrivi praticamente al limite, riesco a mantenere tutto sotto controllo. Ad un passo dal suolo inizio già a sgambettare a mezz'aria, pronta ad essere dolcemente poggiata al suolo. OVVIAMENTE il mio atterraggio si risolve nella corsa del cavallo azzoppato: le gambe cedono e rotolo addosso a Manuel incastrando il suo braccio sotto i miei 60 chili di dolce peso. Ridiamo come due scemi spalmati al suolo con lui che mi dice che dall'89 non gli era mai capitata una patata lessa simile e Luca che accorre in nostro soccorso e con l'aiuto di dario ci libera.
Ci metto circa 20 minuti per riprendere confidenza col mio bellicoso stomaco e nel mentre recito il 5 maggio ed altre poesie per tenere occupata la mente: uno spettacolo PENOSO!
Alla fine però..mi sono buttata..Alla faccia della parte di me che non ci credeva, che dubitava! Sospesa, appoggiata alle correnti, adagiata nel blu... Accanto a me, quel puntino col casco rosso, è l'uomo che amo..voliamo nello stesso cielo e, anche se non lo sento, è come se mi desse la mano... Comments (7)
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